Mercatino dell'Antiquariato

Mercatino dell'Antiquariato
Villabassa, Luglio 2013.

La Rocca dei Baranci.

La Rocca dei Baranci.
Enrosadira e nuvola.

Nuvole

Nuvole
Nubi sopra l'Asilo di Villabassa

Luigi

Luigi
Luigi Villa sulle Dolomiti di Braies (verso il Campo Cavallo).

Francesco e Domenico

Francesco e Domenico
Io con Domenico, Giuliana e Francesco ai Prati di Croda Rossa nel Luglio 2009.

Pension Vitalhof Hirben

Pension Vitalhof Hirben
Il posto dove tutto è cominciato...

1000 Anni di Villabassa

1000 Anni di Villabassa
Barbara con alcuni bambini sul trenino

L'Autore

L'Autore
Sulla vetta del Monte Nero

Flavia, Sara e Claudia sono tre ragazze del nostro gruppo. In gamba.



Presentazione


Questo blog è dedicato alla stupende montagne dell'Alta Pusteria e dintorni, dove per oltre 25 anni ho percorso i sentieri, le vie ferrate e le Alte Vie delle Dolomiti di Sesto, che costituiscono l'attrazione principale di questa bellissima valle.
E' anche un omaggio dell'Autore agli amici incontrati lassù, un'amicizia dalla quale nacque la mitica "Cordata Hirben" le cui escursioni merita senz'altro di raccontare.

Un altro scopo del blog è quello proporsi come guida escursionistica della zona e di descrivere le curiosità, le manifestazioni e le opere d'arte della Val Pusteria che fanno di questo territorio un piccolo monumento naturalistico e folcloristico (nella migliore delle accezioni) che non cesserò di raccomandare a chi ama la natura, la vita sportiva e la Bellezza in una delle sue forme più elevate.

Roberto Mulinacci

VILLABASSA 2011 - Escursione sul Col Quaternà (2513 m.)

Pubblicato da Roberto Mulinacci 30 luglio 2011 0 commenti

Il Col Quaternà (2713 m.)
Il Col Quaternà è un monte assai strano. Sì, perché non è né carne né pesce. Giudicate voi; esso non fa parte delle Dolomiti nonostante dalla sua vetta si goda il panorama più completo di tutta la parte nobile delle Dolomiti Orientali (e cioè il poco visitato, ma bellissimo, misterioso e interessantissimo gruppo del Popera, dalla Croda Rossa di Sesto all'Aiarnola); non fa parte, a stare bene attenti, nemmeno delle Alpi Carniche dalle quali lo divide una ampia valle solitaria e erbosa che culmina col Passo Silvella; e non fa parte, se si vuole essere precisi, nemmeno delle montagne vere e proprie essendo, il Col Quaternà (che i tedeschi si ostinano a chiamare Knieberg) nient'altro che un vulcano estintosi qualche tempo fa (parlo di milioni di anni).
La sua stranezza è accentuata dal fatto che il suo cono quasi perfetto si staglia solitario, in disparte dagli altri monti. Si distacca dalla catena delle Alpi Carniche che sancisce il confine tra noi e l'Austria ed è composto da una stranissima roccia nella quale sono presenti elementi lavici. La salita alla vetta del Quaternà non è difficile dato che basterebbe arrivare alla Malga di Rinfreddo e risalire a destra la carrareccia che, con mille tornanti, sale a Passo Silvella. Proprio prima del Passo si devierebbe a sinistra su un evidente sentiero che, con qualche breve ma faticosa rampa, ci porterebbe alla croce di vetta.
Per cercare di allungare il brodo e rendere l'escursione più interessante (e faticosa), io, Giuseppe e Francesco (classe 1927: encomiabile!) abbiamo scelto un itinerario leggermente diverso che qui di seguito descrivo:
In auto fino alla Malga Coltrondo (ci si arriva prendendo una deviazione sulla sinistra, circa sei chilometri dopo aver superato il valico di Monte Croce Comelico, direzione Padola); qui si lascia l'auto e ci si incammina verso nord seguendo un sentiero con un segnavia che indica: "Malga Nemes".
Dopo nemmeno duecento metri però se ne incontra un altro (sulla destra) con l'indicazione che cerchiamo: "Passo Silvella"; imbocchiamo perciò il sentiero che sale nel bosco. Il sentiero è ripido ma non troppo; dopo poco si arriva al primo punto chiave: le rovine di un antico Forte risalente alla Grande Guerra. Da qui il panorama è già notevole e, oltre alle Dolomiti, si scorge nemmeno troppo lontana, sotto di noi, anche la Malga Nemes.
Io a Francesco alle rovine del Forte
Val la pena di fare attenzione alle segnalazioni però; infatti su una faccia di un vecchio basamento in calcestruzzo troviamo l'indicazione "Casera Rinfreddo" con una freccia che indica destra.
Pochi metri più in là, alcuni segni bianco-rossi agevolano la confusione sulla direzione da prendere: noi, sbagliando, salimmo sulla destra seguendo una traccia sempre meno segnalata fino a che questa si perde tra l'erba. Dopo esser tornati alle rovine del Forte (tempo perso: non meno di un'ora) abbiamo imboccato finalmente il sentiero giusto: quello che, senza salire, porta leggermente a sinistra.
Il sentiero è meraviglioso (a mio avviso il più bel sentiero di montagna); va via veloce, quasi in piano e velocemente aggira il Col Quaternà da nord. La zona attraversata in quota dal sentiero si chiama "I Fornatti" ed è contraddistinta da una vegetazione rigogliosa dove proliferano i rododendri ed altri fiori multicolori.
Fatica? Fino a qui, nessuna.
Sul Passo Silvella (2330 m.)
Mentre si procede (siamo a circa 2000 metri di quota) si domina dall'alto, la carrareccia che dalla Malga Nemes sale al Passo Silvella. Dopo un'oretta circa, il sentiero comincia, finalmente, a salire. Si esce in un prato sterminato e si segue la traccia fino a che questa sfocia, a destra, nella carrareccia. Altri venti minuti di salita ed eccoci al Passo Silvella. Da qui si può tornare alla Malga Coltrondo, si può scendere alla Malga Nemes o si può proseguire verso il valico di confine che traversa il confine e porta al rifugio austriaco Obstanser See Hutte.
Il tempo minaccia pioggia: sono le 3 del pomeriggio ed è quasi buio. Dopo una brevissima sosta, decidiamo di dare l'assalto al Col Quaternà: dopotutto si tratta di salire per soli (altri) 200 metri.
La salita alla vetta, tra la paura di un temporale e la fatica che comincia a farsi sentire, è piena di incognite ma in poco più di mezz'ora eccoci in cima!
Sulla Vetta del Col Quaternà
Dalla grande croce votiva il panorama gira a 360 gradi. Scattiamo qualche foto e poi, spinti dalla voglia di evitare la pioggia che cade tutto intorno a noi, ripartiamo.
La lunga discesa (innumerevoli tornanti poco ripidi) ci porta, prima alla Casera Rinfreddo e poi (altri 15 minuti) alla Malga Coltrondo dove completiamo il nostro giro e la nostra escursione.
Dislivello totale: circa 700 metri; tempo impiegato: 6 ore. Gli anni passano ma noi siamo ancora qui; e anche questa volta ce l'abbiamo fatta.
r.m.

VILLABASSA 2011 - Sintesi di una (breve) vacanza

Pubblicato da Roberto Mulinacci 28 luglio 2011 0 commenti

Quest'anno (2011 per l'esattezza; mese di Luglio, anche se non si direbbe) le mie vacanze a Villabassa sono state brevi e, per alcuni versi, problematiche.
Dopo il disturbo che aveva colpito mia moglie Franca ai primi di Giugno, ad un certo punto la nostra partenza per la Pusteria sembrava dovesse essere rimandata, ma poi, dopo aver sentito i medici, ecco che la nostra annuale vacanza a Villabassa, anche se ridotta nel tempo e nelle ambizioni, è diventata insperatamente possibile.

La Pension Hirben nel Luglio 2011
Siamo tornati alla Hirben, la "nostra" pensione, quella che aveva visto la nascita e poi le esibizioni montanare (e anche canore) del Gruppo che proprio da quel toponimo, "Hirben", prese il nome. Le cose sono cambiate alla pensione, ed in meglio, direi.
Adesso sono tutti i componenti della famiglia Stoll che si occupano a tempo pieno della conduzione dell'attività: c'è Barbara che serve ai tavoli e non sta mai ferma da quanto ha da fare; c'è Caterina che si dedica principalmente alle attività rigenerative (oltre ad occuparsi del piccolo Alex, un bambino sempre sorridente e così simpatico che è un piacere guardarlo) e c'è la mamma, Sieglinde che si preoccupa della cucina e, con l'aiuto delle figlie, di mandare avanti al meglio l'attività. Il marito Erhard, il boss, organizza spesso delle escursioni per i villeggianti e la signora Maria, anche ora che può riposarsi, ha sempre il giardino e l'orto da curare.
Alex con la mamma Katherina
Se c'è qualcosa che è cambiato quello siamo noi; io e i miei amici. Inutile: il tempo passa e guardandomi indietro due sono le cose che risaltano alla consapevolezza della memoria: quanti pochi siamo rimasti e quante siano le cose che potremmo ancora fare e che probabilmente dovremo rassegnarci a lasciare incompiute.
Dunque, quest'anno solo 8 giorni di vacanza, dal 16 al 24 di Luglio. Le premesse per una settimana di bel tempo c'erano tutte ed invece eccoci dentro la settimana più fredda e piovosa degli ultimi decenni. Freddo incredibile con temperature dai 7 ai 13 gradi massimo e pioggia a go-go sia di notte (poco male) che di mattino, pomeriggio e sera (e questo è peggio).
Flavia e le gemelle
Gli amici come ho già detto erano pochi: alle defezioni ormai storiche di Claudio e Ketty e di Gaetano e Katia, si sono aggiunte quest'anno quelle di Lino e della famiglia di Aldo napoletano. Insomma, del vecchio gruppo, oltre a me e a Giuseppino, c'erano solamente Giuseppe 2 e Natalina, Andrea, Sara e gemelle, e i bolognesi Domenico, Luciana e Francesco. Insieme a me e a Franca, dopo la defezione dell'altro anno, mia nipote Flavia.
Ecco, quelle che si sono divertite sono state le ragazze (Flavia e gemelle) che, a dispetto del mal tempo, quando in bici a Lienz, quando in piscina, le giornate le hanno comunque riempite al meglio.
24 Luglio: il mercatino con i monti innevati
Rischiando il maltempo comunque due escursioni le abbiamo fatte; niente di eccezionale se si considera che la prima non è stata altro che la nota salita al Col Rotondo dei Canopi e la seconda, anche se lunga e inedita, si è risolta con una salita di poco meno di 700 metri alla Vetta del Col Quaternà. (resoconti fotografici nelle gallerie indicate a parte).
Ci sono stati anche, per farci passare il tempo, il concerto della banda di Villabassa, la Dorf Kuchl e il mercatino dell'usato. Come Dio vuole in tutte e tre queste manifestazioni non è piovuto ma domenica 24 la vacanza era già finita. Dopo 7 ore di viaggio in coda in autostrada eccoci di nuovo (con rimpianti) a casa.
r.m.

Archivio

Pubblicato da Roberto Mulinacci 15 maggio 2011 0 commenti

Un coro durante la visita del Gruppo a Luigi Villa ad Alba di Fassa
Due foto del mitico gruppo della Cordata Hirben:
Sosta al Rifugio Giogo Lungo durante l'escursione al Pizzo Rosso di Predoi


Dove andare?

Pubblicato da Roberto Mulinacci 19 aprile 2011 1 commenti

Per quest'anno le mete a disposizione per chi scrive sono veramente poche: in otto (8!) giorni quante ne farò poi di escursioni?
Ho pensato comunque che una potrebbe essere quella che dalla Malga Coltrondo (raggiungibile in auto con deviazione sulla sinistra scendendo dal Passo Comelico verso Padola) sale sul Passo Silvella sulle Alpi Carniche.
Un'altra potrebbe essere una esplorazione dei Monti di Sennes con partenza dalla Malga Foresta e un'altra ancora quella della zona ad est del Rifugio Lavarella nella zona di Fanes.
C'è ancora tempo per pensarci ma diamoci da fare fin da ora a cercar mète interessanti per non restare a vuoto di obiettivi una volta a Villabassa!
Saluti a tutti

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APPUNTAMENTO 2011

Pubblicato da Roberto Mulinacci 5 marzo 2011 0 commenti

Per tutti gli amici che ne fossero interessati comunico che anche quest'anno (per la 27.a volta) sarò a Villabassa, per un appuntamento estivo che per quanto mi riguarda è ormai diventato, finché potrò, irrinunciabile.
Pertanto dal 16 al 24 Luglio, io, Franca e Flavia alloggeremo alla Pension Hirben.
Ovviamente speriamo di vederci con tutti gli amici del mitico Gruppo per stare un pò di giorni insieme e per fare qualche divertente escursione montanara (cori inclusi).
Saluti a tutti e arrivederci a Villabassa!

Roberto Mulinacci

FESTIVITA' 2010-2011

Pubblicato da Roberto Mulinacci 22 dicembre 2010 0 commenti

A tutti gli amici e simpatizzanti del Gruppo Hirben!


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Quest'anno le tradizionali vacanze a Villabassa si sono svolte in un modo un poco insolito. 
Innanzitutto le assenze di alcuni membri abituali del nostro gruppo (come Gaetano e Katia che per impegni di lavoro hanno dovuto anticipare la loro breve permanenza, o come quella di Andrea e, contestualmente di Sara, che, sempre per impegni lavorativi, non sono potuti essere "dei nostri") hanno ridotto ai minimi termini il numero di coloro che normalmente si impegnano nelle escursioni più lunghe e impegnative. 
Il fatto che quest'anno nemmeno Flavia sia venuta (è voluta andare al mare.... roba da chiodi!) ha comportato che anche la tradizionale presenza delle ragazze (che funzionava anche di spinta per tutti gli altri) è risultata molto diradata.
Anche il tempo ci si è messo da par suo; almeno cinque o sei giorni sono stati caratterizzati da temperature inusuali anche in Val Pusteria (11 o, quando andava bene, 14 gradi!) e non invogliavano alle uscite e anche alcune circostanze poco chiare hanno contribuito ad un certo disagio e reticenza per le uscite collettive, quelle che hanno fatto la storia del nostro ultraventennale gruppo di appassionati delle escursioni e della montagna.

Ciò premesso, è giusto rimarcare che, ancora una volta, la montagna e le vacanze non hanno deluso affatto.
Almeno tre escursioni importanti sono state portate a termine (Almerhorn, Pulpito Alto e Monte Lungo, dettagliate nei post sottostanti) e inoltre siamo stati al Rifugio Fonda Savio che, dopotutto, non è una passeggiata di città.
La "nostra" panchina
Da ricordare con affetto (e ci mancherà) la "classica" passeggiata serale che dopo cena ci vede da anni percorrere la strada che porta a Santa Maddalena e da lì, tornare in paese passando a monte, e da ricordare anche la nostra panchina (dico nostra perché ormai è riservata a noi, acquisita per usucapione) dove, prima di andare a dormire ci siamo ritrovati ogni sera per scambiarsi le impressioni della giornata e programmare l'indomani.
Di questa insolita vacanza (per esempio: che fine hanno fatto i bellissimi cori di Francesco e Domenico? Non li ho sentiti ma a partire dal prossimo anno li rivogliamo!) resta un vasto archivio fotografico che potrete esaminare ed eventualmente scaricare dai seguenti link:

1- Escursione al Rifugio Fonda Savio

2- Escursione al Monte Almerhorn

3- Escursione al Pulpito Alto

4- Escursione sul Monte Lungo


Saluti a tutti gli amici,

Roberto.

ESCURSIONI Anno 2010: Il MONTE LUNGO (2282 m.)

Pubblicato da Roberto Mulinacci 8 agosto 2010 0 commenti

Itinerario: si lascia l'auto superata di poco la deviazione che porta ai Bagni di Braies Vecchia, sulla strada che porta a Ponticello (1385 m.). C'è una panchina e due alberi che permettono di parcheggiare all'ombra (ce ne fosse bisogno). Seguendo il sentiero 14 si giunge al Passo Serla (2099 m.) e da qui, seguendo il numero 33, si traversa da sud a nord tutta l'Alpe Serla e si giunge nei pressi della forcella Serla dove un palo indicatore indica il sentiero per la vetta del Monte Lungo. Dalla cima del Monte (spettacoloso panorama!) si scende poi e quindi si risale per la forcella Serla da dove si scende alla Malga Pozzo (1743 m.). Si risale per poco fino al Passo del Capro (1803 m.) e si scende finalmente ai Bagni di Braies Vecchia completando l'anello della nostra escursione circolare.
Partecipanti: io e Giuseppino
Difficoltà: facile (un poco esposti gli ultimi metri che portano alla vetta).
Durata: Circa 6 ore comode.
Dislivello: Circa 1000 metri.

Il Picco di Vallandro dall'Alpe Serla
Dopo la salita nel bosco che porta al Passo Serla (salita non troppo faticosa ma senza possibilità di panorami), si resta stupiti dalla grandiosità del paesaggio che ci si apre davanti agli occhi al Passo. Davanti a noi (est) l'intero sottogruppo dei Baranci e la Cima Bulla, a destra (sud) il Picco di Vallandro con tutte le sue dentellature e, ancora più a destra, la Croda Rossa d'Ampezzo.
La traversata verso la forcella Serla ci portò ad incrociare una malga nei pressi della quale pascolavano alcune mucche: un ambiente prettamente alpino.
Prima di giungere alla forcella si rinviene una deviazione sulla sinistra (ovest) che porta alle pendici dell'ultima sommità del Monte Lungo. Gli altimi metri sono abbastanza esposti e benché non si possa affermare che si tratti di un sentiero pericoloso occorre comunque non soffrire di vertigini.
Poi, si accede allo stretto spazio erboso dove sorge la grande croce di vetta, e qui, amici, è veramente il momento di fermarsi a riempirsi gli occhi delle stupende viste che il panorama ci apre davanti!
Sulla vetta del Monte Lungo
Il Monte Lungo è l'ultima cima dolomitica e, benché non troppo elevata, non ha davanti a sé nessun ostacolo che possa impedire alla vista di spaziare su tutta la Val Pusteria, i Monti di Anterselva e quelli della Valle Aurina. Si intravede anche il Grossglockner e i monti austriaci e poi le montagne di Valdaora, i Monti di Sennes, la Croda del Becco e via via tutte le cime di quei famosi gruppi dolomitici.
Dopo un'ora buona di sosta occupata a scattare foto e a rifocillarci, abbiamo intrapreso la via del ritorno scendendo a Malga Pozzo e quindi, valicato il semplice Passo del Capro, siamo scesi direttamente al luogo dove avevamo lasciato l'auto.

Per accedere alla galleria completa delle immagini di questa escursione clikka qui.

R.M.

ESCURSIONI Anno 2010: Il PULPITO ALTO (2531 m.)

Pubblicato da Roberto Mulinacci 4 agosto 2010 0 commenti

Itinerario: Dalla Capanna di Fondovalle, in Val Fiscalina, si segue il noto sentiero per il Rifugio Zsigmondy-Comici e da qui, senza sentiero, ci si dirige verso il Pulpito Alto (il primo monte che si trova proprio dietro il Rifugio). Giunti (a vista) nei pressi dell'insellatura tra il Pulpito Alto e quello Basso, si segue una traccia (che il manuale del CAI classifica: elementare) che in pochi tornanti porta alla cima del monte.
Il ritorno avviene per lo stesso percorso seguito all'andata.
Tempi di percorrenza: 2 ore per il Rifugio, un'ora per la sella fra i due monti e 20 minuti (per chi se la sente) per raggiungere la cima del Pulpito Alto.
Difficoltà: facile orientamento per raggiungere la sella e coraggio e piede fermo per salire la traccia (difficile, nonostante quello che ne dica il CAI) che porta in vetta.
Dislivello: circa 1100 m.

In una giornata che si preannunciava stupenda siamo partiti in tre: io, Giuseppino e Giuseppe 2 che però, giunti al Rifugio Comici, non ci ha seguiti preferendo fare il giro per il Rifugio Pian di Cengia, il Locatelli e ritorno in Val Fiscalina. Ma il bello viene proprio nel tratto che porta dal rifugio al Pulpito Alto.
Il Rifugio Zsigmondy-Comici ed il Pulpito Alto
Ci siamo diretti verso un abbozzo di sentiero (che è presto scomparso) che sale proprio dietro il rifugio. Il terreno è oltremodo accidentato, pieno di buche nascoste e infido ad ogni passo. La pendenza è però moderata e presto ci si alza dal pianoro dove sorge il Comici e ci si inoltra in un territorio dove pochi, mettono piede.
Si vede dall'assenza di tracce e dalla meravigliosa flora che dovunque ci circonda; il percorso è libero: occorre mirare a quella selletta che scende ad ovest del Pulpito Alto e a non lasciarsi confondere dai mughi che ci circondano. Ad un certo punto si entra in una specie di piccolo canon, dove i fiori formano unh tappeto multicolore inaspettato e meraviglioso: il Paradiso Terrestre! Dopo poco più di duecento metri di dislivello dal rifugio (che si vede sempre, piccolo, in fondo dietro a noi) si giunge ad una piccola radura dove giace un rudere di costruzione in pietra e dove si vede l'ingresso di una lunga caverna. Si tratta di resti della Grande Guerra; i reperti del genere abbondano in questa zona.
Salita verso il Pulpito Alto
Giunti a questo punto (circa a 2450 m.) occorre rinvenire la flebile traccia (non ci viene nessuno, quassù) che dalla selletta comincia a salire sul monte, verso est. Dopo due o tre tornanti la traccia diventa inaspettatamente infida: nessun appiglio fino alle prime rocce, e terreno cedevole. Dopo qualche tentativo ho deciso di tornarmene alla selletta mentre Giuseppino ha impavidamente proseguito. Nonostante alcune difficoltà incontrate nell'ultima parte è riuscito a raggiungere la cima mentre io l'ho aspettato visitando le alture vicine e il misterioso Cadin di Cima Una che giace, solitario e imprevedibile, a nord del Pulpito Alto, tra il monte e Cima Una.
Giuseppino sulla vetta
Scenari severi, panorami meravigliosi su Cima Undici, Monti Popera e Giralba, Forcella Giralba, Croda dei Toni a Collerena: una manna per gli amanti della natura e perdipiù fotografi!
Dopo la discesa dalla cima del monte di Giuseppino, abbiamo proseguito la nostra esplorazione di quei luoghi quasi mai frequentati e poi siamo discesi seguendo lo stesso itinerario fatto per la salita.

Per accedere alla galleria completa delle immagini di questa escursione clikka qui.

R.M.

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Itinerario seguito: Parcheggio auto presso il lago Obersee (sotto Passo Stalle), poi salita verso la Jagersharte, l'alta forcella che introduce alle Vedrette di Ries e al Rifugio Barner. Scartata subito l'ipotesi di arrivare al Rifugio (altre 2 ore e mezzo dalla forcella), abbiamo ripiegato sul vicino monte Almerhorn, una montagna di tutto rispetto con i suoi quasi 3000 metri da cui si gode di un eccezionale panorama verso sud e le Dolomiti. Ritorno per la stessa via dell'andata.
Tempi di percorrenza: 3 ore per la forcella, 20 minuti per la vetta del monte, due ore e mezzo per la discesa.
Osservazioni: Salita abbastanza faticosa e discesa spezzagambe. 1000 metri di dislivello da superare.

Siamo partiti in cinque (io, Giuseppino, Giuseppe 2, Domenico e Luciana) in una mattinata soleggiata ma ventosa e fredda. Il sentiero si alza a strappi: prima una ripida salita porta ad una specie di altopiano, poi, allontanandosi dalla frontiera Italia-Austria (fin qui costeggiata) si entra decisamente in territorio austriaco e ci si alza in un largo giro a destra del monte Orecchio Piccolo. Un largo ghiaione porta infine alle prime rocce. Luciana e Domenico sono arrivati fino a qui; noi abbiamo proseguito. L'ultimo tratto è ripidissimo e si snoda sulle rocce: va affrontato in una arrampicata libera divertente e remunerativa. Giunti alla forcella Jagersharte: colpo di scena! Dall'altra parte è tutto un nevaio scuro e gelato. C'è nebbia e cade anche la neve. La temperatura è rigidissima, 8 gradi sottozero! A Luglio!. Non sentiamo le nostre mani; è difficile perfino scattare una foto o slegare lo zaino per poter mangiare un panino o bere dalla borraccia poiché abbiamo le dita gelate e quasi insensibili. Ci rifocilliamo velocemente (non vogliamo restare esposti al gelo improvviso), poi, seguendo Giuseppe 2, che ci ha preceduto, io e Giuseppino decidiamo di scalare l'Almerhorn, il monte alla nostra destra. Durante la breve salita non mancano i fiocchi di neve ma alla fine arriviamo alla grande croce di vetta! (Francesco, encomiabile) si è fermato alla forcella.
Scattiamo qualche foto, osserviamo l'inedito panorama e ci rallegriamo: una escursione su un quasi-Tremila è sempre una cosa rimarchevole. Dopo poco ci raggiungono 2 persone; sono di Agordo e sono venuti quassù per cambiare. Sono le uniche persone che incontreremo nel nostro percorso.
Ora possiamo iniziare la discesa che si rivelerà faticosa più del previsto: è la prima escursione importante dell'anno e poi il sentiero è tutto un continuo saltellare fra sassi più o meno dissestati. Finalmente torniamo al lago. L'escursione è finita: l'Almerhorn è stato domato!

Per tutte le foto dell'escursione clikka qui.


R.M.

Premiazione Fedeltà

Premiazione Fedeltà
30 anni di permanenza alla Hirben.

Il libro "SENESE IN PUSTERIA" è online!!

Il libro che ho scritto sulla nascita e la genesi della mitica "Cordata Hirben" è disponibile (ovviamente gratuitamente) sul web per tutti gli amici della montagna.
E' in formato PDF (circa 1 Mb di grandezza) e può essere scaricato a questo indirizzo:

Senese in Pusteria

Nel caso che si desideri stamparlo su carta, ricordo che è già pronto per la stampa (fronte-retro) su fogli A4. I fogli possono poi essere rifilati in basso tagliando circa 4 cm. di carta prima di essere rilegati in volume.

Saluti,
Roberto Mulinacci.

NOVITA': VIDEO sul Blog!

Il sottoscritto, negli anni che vanno dal 1991 al 1997, amava girare per le montagne dell'Alta Pusteria in compagnia di una videocamera che portava sempre con sé. Adesso, in occasione del riversamento di quelle immagini da videocassetta a DVD, ho estrapolato alcuni clip da quei filmati che ho poi messo in rete su YouTube.
Si tratta di piccole parti filmate in bassa definizione e piuttosto deteriorate nell'audio ma penso che a qualcuno degli amici possa far piacere rivederle in modo da rivivere qualche momento di quei giorni felici e spensierati.
Alcuni filmati saranno incorporati nei post relativi all'avvenimento illustrato in caso di mancanza di altra documentazione.
Comunque per accedere a tutti i clip basta andare su Youtube e cercare:
"Gruppo Hirben".
Saluti,
Roberto Mulinacci

Il Gruppo Storico



Carletto, Luigi, io ed Aldo Lindenfels davanti alle Tre Cime (Luglio 1985)

La FOTO del Mese




La Parrocchiale di Villabassa e Monte Elmo

La "Cordata HIRBEN" - Il Gruppo storico

  • Aldo Amoretti
  • Aldo Lindenfels
  • Claudio Pobbe
  • Domenico Sassoli
  • Francesco Sassoli
  • Gaetano Clerici
  • Giuseppe Bertini (Giuseppino)
  • Giuseppe Longobardo (Giuseppe 2)
  • Lino Sommariva
  • Marco Ruggiero
  • Roberto Mulinacci

La "Cordata Hirben"

Gli amici, tutti ovviamente appassionati della montagna, che si ritrovano ogni anno, in Luglio, per stare insieme ed effettuare le escursioni di cui si parla in questo blog, hanno dato vita, di fatto, ad un gruppo conosciuto come “La cordata Hirben” (dal nome della pensione di Villabassa dove si ritrovarono la prima volta).

Le loro età sono assai diverse, come diverse sono le loro provenienze (si va da Milano a Genova, da Siena a Napoli, da Bologna a Torino); quello che li unisce è l’amore per la natura.

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