Mercatino dell'Antiquariato

Mercatino dell'Antiquariato
Villabassa, Luglio 2013.

La Rocca dei Baranci.

La Rocca dei Baranci.
Enrosadira e nuvola.

Nuvole

Nuvole
Nubi sopra l'Asilo di Villabassa

Luigi

Luigi
Luigi Villa sulle Dolomiti di Braies (verso il Campo Cavallo).

Francesco e Domenico

Francesco e Domenico
Io con Domenico, Giuliana e Francesco ai Prati di Croda Rossa nel Luglio 2009.

Pension Vitalhof Hirben

Pension Vitalhof Hirben
Il posto dove tutto è cominciato...

1000 Anni di Villabassa

1000 Anni di Villabassa
Barbara con alcuni bambini sul trenino

L'Autore

L'Autore
Sulla vetta del Monte Nero

Flavia, Sara e Claudia sono tre ragazze del nostro gruppo. In gamba.



Presentazione


Questo blog è dedicato alla stupende montagne dell'Alta Pusteria e dintorni, dove per oltre 25 anni ho percorso i sentieri, le vie ferrate e le Alte Vie delle Dolomiti di Sesto, che costituiscono l'attrazione principale di questa bellissima valle.
E' anche un omaggio dell'Autore agli amici incontrati lassù, un'amicizia dalla quale nacque la mitica "Cordata Hirben" le cui escursioni merita senz'altro di raccontare.

Un altro scopo del blog è quello proporsi come guida escursionistica della zona e di descrivere le curiosità, le manifestazioni e le opere d'arte della Val Pusteria che fanno di questo territorio un piccolo monumento naturalistico e folcloristico (nella migliore delle accezioni) che non cesserò di raccomandare a chi ama la natura, la vita sportiva e la Bellezza in una delle sue forme più elevate.

Roberto Mulinacci

Qualcosa è cambiato...

Pubblicato da Roberto Mulinacci 29 agosto 2011 0 commenti

E' proprio vero: le cose, lasciate a sé stesse, tendono a degenerare. La massima (sempre valida) è ancor più vera se la applico ai luoghi, ai territori, alle montagne dell'Alta Pusteria che oso, con un poco di presupponenza da parte di un forestiero, un senese, chiamare "mie".
Guardiamo come sono cambiate le cose negli ultimi vent'anni.
Sentieri. I sentieri della zona delle Dolomiti di Sesto, specialmente quelli dell'Alto Adige (come è noto una parte di queste Dolomiti ricadono sotto la Provincia di Belluno), erano portati ad esempio, anche confrontandoli con quelli per così dire "italiani" per come erano tenuti. Sempre praticabili, segnati in maniera inconfondibile e con indicazioni esaurienti poste proprio dove ce n'era bisogno (sulle forcelle, alle diramazioni, negli altipiani dove mancano i punti di riferimento ecc.). Se, durante l'inverno, una frana portava via una parte di sentiero, ecco che, appena possibile l'AVS (Alpesvereinsudtirol, l'equivalente del CAI) provvedeva a ripristinarli come e meglio di prima, magari approfittando dell'occasione per  consolidare il tracciato, cambiare una trave di sostegno che poteva diventare pericolosa e colmando le buche nei passaggi più impegnativi. Ogni primavera venivano esaminati e se del caso ritracciati, i segnavia bianco-rossi e veniva effettuata una manutenzione puntuale e accurata delle tabelle direzionali nonché delle attrezzature delle vie ferrate.
Oggi, purtroppo, le cose non sono più così e anche il Sud Tyrol sembra adattarsi a quello che fa da qualche tempo il CAI per l'escursionismo estivo: poco; quasi niente.
I sentieri che franano non vengono riadattati. Ad esempio il sentiero che dal Rifugio Baranci sale alla Piccola Rocca dei Baranci, che fu qualche anno fa cancellato per un largo fronte da una frana, a tutt'oggi non è stato ripristinato; quello che costituisce la prima parte del sentiero che sale dalla Val Fiscalina al Rifugio Comici (fu ostruito dalla grande frana che interessò Cima Una) è ancora nelle condizioni in cui era tre anni fa; la traccia di sentiero che sale verso la Forcella dei Sassi (proveniendo dal bosco a monte dell'ultimo parcheggio in Val Campodidentro) è sparita completamente... 
E poi c'è il problema delle indicazioni. I segni bianco-rossi non vengono più rifatti e, col passare degli anni, quelli che c'erano risultano poco distinguibili (se ci sono ancora) e le tabelle direzionali risultano incomplete e, spesso, fuorvianti. 
Le vie ferrate sono invece un problema che riguarda più direttamente il CAI. Vicino a Cortina, escluse le vie ferrate più famose e frequentate, le altre rivelano gravi segni di degrado e di mancata manutenzione. La Ferrata della Terza Cengia del Pogamagnon è incompleta: mancano interi tratti di corde metalliche e molte sono disancorate; le attrezzature che portano al Cristallino di Misurina sono fatiscenti e incomplete; la Ferrata Bilgeri che saliva dal Lago di Landro al Monte Piano è inagibile da diversi anni e nessuno si sogna di ripristinarla. I sentieri del Comelico sono un rebus; mancano segni e segnavia ed è richiesta una grande dose di fortuna (oltre che di esperienza) per avventurarsi ad esempio, verso i Monti Cavallino o il Monte Arnese... eccetera eccetera.
Una indicazione pericolosamente errata (per Rinfreddo) a nord della malga Coltrondo
Insomma; se i sentieri, le indicazioni e i segni direzionali portano verso una struttura diciamo "economica" (per dire un posto dove si può spendere, come ad esempio un Rifugio, una Malga, un parcheggio dal quale partono navette ecc.), allora essi sono puntualmente revisionati, restaurati e tenuti sempre in perfetta efficienza; viceversa se si tratta di fare manutenzione ai sentieri con nessuna utilità pratica (quelli che portano lontano dalle strutture, quelli selvaggi, quelli più belli ma meno appetibili dal turismo di massa, quelli che si affrontano con i panini e la borraccia nello zaino), tutti se ne fregano. 
Ecco allora problemi con l'orientamento, sentieri interrotti, cime con le croci di vetta spezzate, posti di timbratura rovinati dai vandali o dalle intemperie e lasciati in quello stato da decenni... insomma uno sfacelo che sembra inarrestabile al punto che se non ci si dà una regolata tra qualche anno la maggior parte dei sentieri dolomitici fuori dai soliti itinerari canonici (ed economici) sarà impercorribile.
L'altro problema è l'inarrestabile, inaudita voracità di tutta una legione di persone singole, enti, comunità e chi più ne ha più ne metta che da qualche anno ha pensato bene di colonizzare le montagne. Per andare in qualunque luogo sia pur leggermente rinomato bisogna pagare, e salato. E sempre di più, se è vero che le tariffe richieste da questi non so quanto autorizzati esattori aumentano in ragione del 30 o 40 per cento ogni anno.
Per andare in auto da Misurina al Rifugio Auronzo ormai ci vogliono 18 euro e poi bisogna pagare per andare a Prato Piazza, al Lago di Dobbiaco e al Lago di Braies e in qualunque altro posto turistico della zona. Si spende sempre di più e ci sono sempre meno alternative alle mete più remunerative (economicamente).
E i veri amanti della montagna, gli escursionisti che vogliono (o meglio vorrebbero) godere solo della natura e vorrebbero andare ovunque muniti solo dello zaino, delle pèdule, delle racchette e della loro immensa passione, si trovano sempre con maggiori difficoltà da affrontare, e non solo quelle naturali.
Signori amministratori di questi Comuni! Responsabili dell'AlpesVerein! Amici del CAI! Urge correre ai ripari, e subito! La montagna non aspetta e, dove non far niente vuol dire lasciar morire, basteranno altri pochi anni di incuria perché risulti impossibile per gli appassionati percorrere questi meravigliosi sentieri dolomitici. Diverranno solo un ricordo nella mente dei fortunati che potranno dire, con rimpianto. "Io mi ricordo che....".

Elogio del giro della Chiesetta

Pubblicato da Roberto Mulinacci 31 luglio 2011 1 commenti

Ormai la tradizione è talmente consolidata che penso si debba parlare piuttosto di "rito" della chiesetta.

L'atmosfera del giro della chiesetta
Sono anni ed anni che, piova o non piova e a prescindere dalle escursioni, se pur faticose, intraprese in giornata, ogni sera, dopo aver cenato, una rappresentanza più o meno polposa del Gruppo Hirben, partecipa al giro digestivo e consuntivo della chiesetta di Santa Maddalena Moso.
Domenico e Luciana non mancano mai e comunque io e Giuseppe si cerca sempre di partecipare; Francesco a volte preferisce astenersi mentre per gli altri, alloggiati più lontano, la partecipazione è più rara.
Comincia con Domenico e Luciana che passano dalla Hirben (verso le 8 e mezzo, le 9) e sentono se qualcuno vuol partecipare; da lì si inizia il giro che porta verso ovest, gira a est non appena giunti alla chiesetta e, traversando i campi sulla stretta ma bellissima stradina interna, torna a Villabassa dopo circa un'oretta.
Il percorso non è lungo; diciamo poco meno di 3 chilometri, ma è assai bella l'atmosfera di queste passeggiate. E' quasi buio, tutto intorno la pace e il silenzio regnano sovrani e nel cielo cominciano ad intravedersi le prime stelle. Si parla di sport, di politica (poco) e, sopratutto, delle belle escursioni fatte e da fare. Si scherza, si parla e si solidarizza e nel frattempo si digerisce e si fa del moto: che si desidera di più?

Dopo due giorni di pioggia quasi continua, devo dire la verità, avevamo l'acqua ai... ginocchi. Disperati decidemmo di muoverci non appena il tempo avesse potuto dimostrare di potersi mantenere, non dico bello, ma almeno asciutto, sì.
Così, dopo una notte agitata (freddo insolito, coperti dal piumone) ma speranzosa, ecco che al mattino di quel Martedì 19 Luglio, dopo esserci messi d'accordo cellularmente (si dice cosi?), visto che c'era il sole (ma pallido e traditore), eccoci tutti diretti in direzione Ponticello; meta, Prato Piazza. I partecipanti dovevano essere, oltre a me, Franca e Flavia, tutta la famiglia di Giuseppe 2, comprensiva del medesimo, Natalina, Sara, Andrea e le gemelle.
Giunti a Ponticello (sotto un cielo divenuto improvvisamente grigio) ecco la prima sorpresa: ALT! Un cartello posto in mezzo alla strada era chiaro: di qui non si passa. C'è da dire che c'era una fila di macchine in attesa assolutamente straordinaria: o che s'erano dati tutti l'appuntamento per salire a Prato Piazza?
Dopo dieci minuti buoni di attesa, forzando un pò il varco (nonostante le rampogne della vigilessa) siamo comunque riusciti a passare e così, dopo 15 minuti di auto eccoci finalmente al parcheggio di Prato Piazza. Luca e famiglia non ebbero la stessa fortuna e, non riuscendo a passare, dovettero desistere.
A Prato Piazza davanti alla Croda Rossa
Si scende dall'auto e si rabbrividisce: o che è 'sto freddo? Siamo quasi sotto zero! La Croda Rossa mostrava ampi spazi bianchi di neve fresca; il Cristallo poi era tutto bianco che neanche a Dicembre.
Rabbrividendo e battendo i denti, parcheggiate le consorti al calduccio nel Rifugio di Prato Piazza, io e Giuseppe abbiamo deciso, per dare un senso alla mattinata, di salire sul Col Rotondo dei Canòpi, la montagnozza sulla destra della strada che porta al Rifugio Vallandro.
Salita verso la vetta del Col Rotondo
Si sa, l'escursione da queste parti è sempre taumaturgica e così, dopo una mezz'ora di salita, il freddo se n'era bell'andato.
Giuseppe all'entrata di una galleria di guerra
A tavola!
Il dislivello è minimo (forse 250 metri a dir tanto) ma i panorami sono bellissimi e tra la visita di una galleria di guerra e le foto al sentiero che sale sopra l'immenso prato eccoci finalmente alla croce di vetta (o meglio, dell'anticima, essendo il "vero" Col Rotondo quel panettone tondeggiante che prosegue alla stessa altitudine davanti a noi per altri 500 metri. Avendolo io già fatto ho preferito non proseguire). Dopo le foto di rito, nella discesa che ci riportava a Prato Piazza, avevamo, io e Giuseppe, quasi caldo! Alle 13 eravamo già nel rifugio dove, attesi dagli altri, stupiti di vederci in T-shirt, ci siamo dedicati a quanto di meglio poteva offrire la scarna ma comunque discreta cucina locale.
r.m.

VILLABASSA 2011 - Escursione sul Col Quaternà (2513 m.)

Pubblicato da Roberto Mulinacci 30 luglio 2011 0 commenti

Il Col Quaternà (2713 m.)
Il Col Quaternà è un monte assai strano. Sì, perché non è né carne né pesce. Giudicate voi; esso non fa parte delle Dolomiti nonostante dalla sua vetta si goda il panorama più completo di tutta la parte nobile delle Dolomiti Orientali (e cioè il poco visitato, ma bellissimo, misterioso e interessantissimo gruppo del Popera, dalla Croda Rossa di Sesto all'Aiarnola); non fa parte, a stare bene attenti, nemmeno delle Alpi Carniche dalle quali lo divide una ampia valle solitaria e erbosa che culmina col Passo Silvella; e non fa parte, se si vuole essere precisi, nemmeno delle montagne vere e proprie essendo, il Col Quaternà (che i tedeschi si ostinano a chiamare Knieberg) nient'altro che un vulcano estintosi qualche tempo fa (parlo di milioni di anni).
La sua stranezza è accentuata dal fatto che il suo cono quasi perfetto si staglia solitario, in disparte dagli altri monti. Si distacca dalla catena delle Alpi Carniche che sancisce il confine tra noi e l'Austria ed è composto da una stranissima roccia nella quale sono presenti elementi lavici. La salita alla vetta del Quaternà non è difficile dato che basterebbe arrivare alla Malga di Rinfreddo e risalire a destra la carrareccia che, con mille tornanti, sale a Passo Silvella. Proprio prima del Passo si devierebbe a sinistra su un evidente sentiero che, con qualche breve ma faticosa rampa, ci porterebbe alla croce di vetta.
Per cercare di allungare il brodo e rendere l'escursione più interessante (e faticosa), io, Giuseppe e Francesco (classe 1927: encomiabile!) abbiamo scelto un itinerario leggermente diverso che qui di seguito descrivo:
In auto fino alla Malga Coltrondo (ci si arriva prendendo una deviazione sulla sinistra, circa sei chilometri dopo aver superato il valico di Monte Croce Comelico, direzione Padola); qui si lascia l'auto e ci si incammina verso nord seguendo un sentiero con un segnavia che indica: "Malga Nemes".
Dopo nemmeno duecento metri però se ne incontra un altro (sulla destra) con l'indicazione che cerchiamo: "Passo Silvella"; imbocchiamo perciò il sentiero che sale nel bosco. Il sentiero è ripido ma non troppo; dopo poco si arriva al primo punto chiave: le rovine di un antico Forte risalente alla Grande Guerra. Da qui il panorama è già notevole e, oltre alle Dolomiti, si scorge nemmeno troppo lontana, sotto di noi, anche la Malga Nemes.
Io a Francesco alle rovine del Forte
Val la pena di fare attenzione alle segnalazioni però; infatti su una faccia di un vecchio basamento in calcestruzzo troviamo l'indicazione "Casera Rinfreddo" con una freccia che indica destra.
Pochi metri più in là, alcuni segni bianco-rossi agevolano la confusione sulla direzione da prendere: noi, sbagliando, salimmo sulla destra seguendo una traccia sempre meno segnalata fino a che questa si perde tra l'erba. Dopo esser tornati alle rovine del Forte (tempo perso: non meno di un'ora) abbiamo imboccato finalmente il sentiero giusto: quello che, senza salire, porta leggermente a sinistra.
Il sentiero è meraviglioso (a mio avviso il più bel sentiero di montagna); va via veloce, quasi in piano e velocemente aggira il Col Quaternà da nord. La zona attraversata in quota dal sentiero si chiama "I Fornatti" ed è contraddistinta da una vegetazione rigogliosa dove proliferano i rododendri ed altri fiori multicolori.
Fatica? Fino a qui, nessuna.
Sul Passo Silvella (2330 m.)
Mentre si procede (siamo a circa 2000 metri di quota) si domina dall'alto, la carrareccia che dalla Malga Nemes sale al Passo Silvella. Dopo un'oretta circa, il sentiero comincia, finalmente, a salire. Si esce in un prato sterminato e si segue la traccia fino a che questa sfocia, a destra, nella carrareccia. Altri venti minuti di salita ed eccoci al Passo Silvella. Da qui si può tornare alla Malga Coltrondo, si può scendere alla Malga Nemes o si può proseguire verso il valico di confine che traversa il confine e porta al rifugio austriaco Obstanser See Hutte.
Il tempo minaccia pioggia: sono le 3 del pomeriggio ed è quasi buio. Dopo una brevissima sosta, decidiamo di dare l'assalto al Col Quaternà: dopotutto si tratta di salire per soli (altri) 200 metri.
La salita alla vetta, tra la paura di un temporale e la fatica che comincia a farsi sentire, è piena di incognite ma in poco più di mezz'ora eccoci in cima!
Sulla Vetta del Col Quaternà
Dalla grande croce votiva il panorama gira a 360 gradi. Scattiamo qualche foto e poi, spinti dalla voglia di evitare la pioggia che cade tutto intorno a noi, ripartiamo.
La lunga discesa (innumerevoli tornanti poco ripidi) ci porta, prima alla Casera Rinfreddo e poi (altri 15 minuti) alla Malga Coltrondo dove completiamo il nostro giro e la nostra escursione.
Dislivello totale: circa 700 metri; tempo impiegato: 6 ore. Gli anni passano ma noi siamo ancora qui; e anche questa volta ce l'abbiamo fatta.
r.m.

VILLABASSA 2011 - Sintesi di una (breve) vacanza

Pubblicato da Roberto Mulinacci 28 luglio 2011 0 commenti

Quest'anno (2011 per l'esattezza; mese di Luglio, anche se non si direbbe) le mie vacanze a Villabassa sono state brevi e, per alcuni versi, problematiche.
Dopo il disturbo che aveva colpito mia moglie Franca ai primi di Giugno, ad un certo punto la nostra partenza per la Pusteria sembrava dovesse essere rimandata, ma poi, dopo aver sentito i medici, ecco che la nostra annuale vacanza a Villabassa, anche se ridotta nel tempo e nelle ambizioni, è diventata insperatamente possibile.

La Pension Hirben nel Luglio 2011
Siamo tornati alla Hirben, la "nostra" pensione, quella che aveva visto la nascita e poi le esibizioni montanare (e anche canore) del Gruppo che proprio da quel toponimo, "Hirben", prese il nome. Le cose sono cambiate alla pensione, ed in meglio, direi.
Adesso sono tutti i componenti della famiglia Stoll che si occupano a tempo pieno della conduzione dell'attività: c'è Barbara che serve ai tavoli e non sta mai ferma da quanto ha da fare; c'è Caterina che si dedica principalmente alle attività rigenerative (oltre ad occuparsi del piccolo Alex, un bambino sempre sorridente e così simpatico che è un piacere guardarlo) e c'è la mamma, Sieglinde che si preoccupa della cucina e, con l'aiuto delle figlie, di mandare avanti al meglio l'attività. Il marito Erhard, il boss, organizza spesso delle escursioni per i villeggianti e la signora Maria, anche ora che può riposarsi, ha sempre il giardino e l'orto da curare.
Alex con la mamma Katherina
Se c'è qualcosa che è cambiato quello siamo noi; io e i miei amici. Inutile: il tempo passa e guardandomi indietro due sono le cose che risaltano alla consapevolezza della memoria: quanti pochi siamo rimasti e quante siano le cose che potremmo ancora fare e che probabilmente dovremo rassegnarci a lasciare incompiute.
Dunque, quest'anno solo 8 giorni di vacanza, dal 16 al 24 di Luglio. Le premesse per una settimana di bel tempo c'erano tutte ed invece eccoci dentro la settimana più fredda e piovosa degli ultimi decenni. Freddo incredibile con temperature dai 7 ai 13 gradi massimo e pioggia a go-go sia di notte (poco male) che di mattino, pomeriggio e sera (e questo è peggio).
Flavia e le gemelle
Gli amici come ho già detto erano pochi: alle defezioni ormai storiche di Claudio e Ketty e di Gaetano e Katia, si sono aggiunte quest'anno quelle di Lino e della famiglia di Aldo napoletano. Insomma, del vecchio gruppo, oltre a me e a Giuseppino, c'erano solamente Giuseppe 2 e Natalina, Andrea, Sara e gemelle, e i bolognesi Domenico, Luciana e Francesco. Insieme a me e a Franca, dopo la defezione dell'altro anno, mia nipote Flavia.
Ecco, quelle che si sono divertite sono state le ragazze (Flavia e gemelle) che, a dispetto del mal tempo, quando in bici a Lienz, quando in piscina, le giornate le hanno comunque riempite al meglio.
24 Luglio: il mercatino con i monti innevati
Rischiando il maltempo comunque due escursioni le abbiamo fatte; niente di eccezionale se si considera che la prima non è stata altro che la nota salita al Col Rotondo dei Canopi e la seconda, anche se lunga e inedita, si è risolta con una salita di poco meno di 700 metri alla Vetta del Col Quaternà. (resoconti fotografici nelle gallerie indicate a parte).
Ci sono stati anche, per farci passare il tempo, il concerto della banda di Villabassa, la Dorf Kuchl e il mercatino dell'usato. Come Dio vuole in tutte e tre queste manifestazioni non è piovuto ma domenica 24 la vacanza era già finita. Dopo 7 ore di viaggio in coda in autostrada eccoci di nuovo (con rimpianti) a casa.
r.m.

Archivio

Pubblicato da Roberto Mulinacci 15 maggio 2011 0 commenti

Un coro durante la visita del Gruppo a Luigi Villa ad Alba di Fassa
Due foto del mitico gruppo della Cordata Hirben:
Sosta al Rifugio Giogo Lungo durante l'escursione al Pizzo Rosso di Predoi


Dove andare?

Pubblicato da Roberto Mulinacci 19 aprile 2011 1 commenti

Per quest'anno le mete a disposizione per chi scrive sono veramente poche: in otto (8!) giorni quante ne farò poi di escursioni?
Ho pensato comunque che una potrebbe essere quella che dalla Malga Coltrondo (raggiungibile in auto con deviazione sulla sinistra scendendo dal Passo Comelico verso Padola) sale sul Passo Silvella sulle Alpi Carniche.
Un'altra potrebbe essere una esplorazione dei Monti di Sennes con partenza dalla Malga Foresta e un'altra ancora quella della zona ad est del Rifugio Lavarella nella zona di Fanes.
C'è ancora tempo per pensarci ma diamoci da fare fin da ora a cercar mète interessanti per non restare a vuoto di obiettivi una volta a Villabassa!
Saluti a tutti

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APPUNTAMENTO 2011

Pubblicato da Roberto Mulinacci 5 marzo 2011 0 commenti

Per tutti gli amici che ne fossero interessati comunico che anche quest'anno (per la 27.a volta) sarò a Villabassa, per un appuntamento estivo che per quanto mi riguarda è ormai diventato, finché potrò, irrinunciabile.
Pertanto dal 16 al 24 Luglio, io, Franca e Flavia alloggeremo alla Pension Hirben.
Ovviamente speriamo di vederci con tutti gli amici del mitico Gruppo per stare un pò di giorni insieme e per fare qualche divertente escursione montanara (cori inclusi).
Saluti a tutti e arrivederci a Villabassa!

Roberto Mulinacci

Premiazione Fedeltà

Premiazione Fedeltà
30 anni di permanenza alla Hirben.

Il libro "SENESE IN PUSTERIA" è online!!

Il libro che ho scritto sulla nascita e la genesi della mitica "Cordata Hirben" è disponibile (ovviamente gratuitamente) sul web per tutti gli amici della montagna.
E' in formato PDF (circa 1 Mb di grandezza) e può essere scaricato a questo indirizzo:

Senese in Pusteria

Nel caso che si desideri stamparlo su carta, ricordo che è già pronto per la stampa (fronte-retro) su fogli A4. I fogli possono poi essere rifilati in basso tagliando circa 4 cm. di carta prima di essere rilegati in volume.

Saluti,
Roberto Mulinacci.

NOVITA': VIDEO sul Blog!

Il sottoscritto, negli anni che vanno dal 1991 al 1997, amava girare per le montagne dell'Alta Pusteria in compagnia di una videocamera che portava sempre con sé. Adesso, in occasione del riversamento di quelle immagini da videocassetta a DVD, ho estrapolato alcuni clip da quei filmati che ho poi messo in rete su YouTube.
Si tratta di piccole parti filmate in bassa definizione e piuttosto deteriorate nell'audio ma penso che a qualcuno degli amici possa far piacere rivederle in modo da rivivere qualche momento di quei giorni felici e spensierati.
Alcuni filmati saranno incorporati nei post relativi all'avvenimento illustrato in caso di mancanza di altra documentazione.
Comunque per accedere a tutti i clip basta andare su Youtube e cercare:
"Gruppo Hirben".
Saluti,
Roberto Mulinacci

Il Gruppo Storico



Carletto, Luigi, io ed Aldo Lindenfels davanti alle Tre Cime (Luglio 1985)

La FOTO del Mese




La Parrocchiale di Villabassa e Monte Elmo

About Me

La mia foto

TELEGRAFICO:Nato a Siena, dell'OCA. Diploma Ragioniere; primo lavoro a Milano (Olivetti Elettronica), poi in giro per l'Italia (Honeywell, GE, Lebole, Cassa di Risparmio di San Miniato). Moglie, due figli, due nipoti. Scrittore e critico cinematografico di cinema classico e muto. Appassionato della montagna e guida escursionistica delle Dolomiti di Sesto.Hobbies: escursioni e camminate per la campagna toscana.

La "Cordata HIRBEN" - Il Gruppo storico

  • Aldo Amoretti
  • Aldo Lindenfels
  • Claudio Pobbe
  • Domenico Sassoli
  • Francesco Sassoli
  • Gaetano Clerici
  • Giuseppe Bertini (Giuseppino)
  • Giuseppe Longobardo (Giuseppe 2)
  • Lino Sommariva
  • Marco Ruggiero
  • Roberto Mulinacci

La "Cordata Hirben"

Gli amici, tutti ovviamente appassionati della montagna, che si ritrovano ogni anno, in Luglio, per stare insieme ed effettuare le escursioni di cui si parla in questo blog, hanno dato vita, di fatto, ad un gruppo conosciuto come “La cordata Hirben” (dal nome della pensione di Villabassa dove si ritrovarono la prima volta).

Le loro età sono assai diverse, come diverse sono le loro provenienze (si va da Milano a Genova, da Siena a Napoli, da Bologna a Torino); quello che li unisce è l’amore per la natura.

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