Presentazione
Questo blog è dedicato alla stupende montagne dell'Alta Pusteria e dintorni, dove per oltre 25 anni ho percorso i sentieri, le vie ferrate e le Alte Vie delle Dolomiti di Sesto, che costituiscono l'attrazione principale di questa bellissima valle.
E' anche un omaggio dell'Autore agli amici incontrati lassù, un'amicizia dalla quale nacque la mitica "Cordata Hirben" le cui escursioni merita senz'altro di raccontare.
Un altro scopo del blog è quello proporsi come guida escursionistica della zona e di descrivere le curiosità, le manifestazioni e le opere d'arte della Val Pusteria che fanno di questo territorio un piccolo monumento naturalistico e folcloristico (nella migliore delle accezioni) che non cesserò di raccomandare a chi ama la natura, la vita sportiva e la Bellezza in una delle sue forme più elevate.
Roberto Mulinacci
| Mio nipote Gianluca, io e Luigi sul tetto del Forte Vallandro |
| Verso Prato Piazza. Si riconoscono (oltre a me), Gigi, Franca, Gianluca e una delle gemelline Rossi (?). |
I giovani del Gruppo Hirben (Anni Novanta) |
| Barbara e Flavia acrobate... |
| Le gemelline Amoretti, Flavia e Barbara in giardino... |
| Le gemelline con Gianluca |
| Bruno e Liliana Nodari alla Malga presso Pausa Ganda |
| Katia, Gaetano, Ricky e Ketty... |
| Gruppo di bambini nel prato della Pension Hirben. Tra gli altri Ricky, Gianluca, Barbara, Katerina e Francesco... |
| Luigi, Claudio, Giuseppe, Flora, Carletto, Domenico e Francesco impegnati nel coro a Alba di Fassa. |
| La chiesa di Santa Maddalena Moso durante il giro |
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| Scende la sera mentre ci incamminiamo verso la Parrocchiale |
L'ora scelta, nel mese di Luglio, è ideale, qui, in Pusteria. L'ultimo sole se n'è andato da poco, dopo aver colorato di giallo poi di rosa intenso e quindi di un violetto pallido le cime delle Dolomiti, e l'aria trasparente è di un colore ed un sapore particolare. Il cielo è di perla verso Monguelfo mentre dalla parte dell'Austria già cala la notte e il silenzio cristallino e magico dell'insolita ora è rotto solo dalle nostre parole. Si parla di tutto e di niente (nessun argomento ci è precluso) mentre in breve si esce dalla strada della Rienza e si svolta a destra, in direzione della chiesetta di Santa Maddalena che innalza, orgogliosamente umile, il suo personale esilissimo gadget. La punta dello stupendo campanile spicca contro il cielo ancora chiaro e sembra incidervi come fosse un arabesco benedicente, l'ornamento sommitale di ferro battuto dove svetta la croce e dove spesso si riposano, prima di cessare le loro picchiate vertiginose, gli storni e le rondini.
Non ci fermiamo quasi mai a riposare su una delle due panchine poste davanti alla chiesa ma voltiamo subito a destra per la stradina interna e, a passo più sostenuto, eccoci diretti verso il campanile della Parrocchiale, sempre visibile durante la nostra camminata. Ecco, ora che siamo quasi giunti a metà della stradina, ci accorgiamo che la notte, senza quasi che ce ne avvedessimo, è definitivamente scesa ormai.
Intorno a noi è buio ma ciò non rallenta né accelera il nostro passo né interrompe il nostro ragionare; è un buio buono, amichevole e lo sentiamo come uno di noi poiché ci conosce dopo averci accompagnato in tutti i giri similari che abbiamo intrapreso in questi anni.
Giunti alla Parrocchiale basta lasciarsi andare giù per la breve discesa per giungere al ponte sulla Rienza e poi in piazza, a ritrovare altri amici, a proseguire ancora per poco i nostri ragionamenti.
Il giro è finito. Due chilometri? Tre? Non so. Non è una escursione e nemmeno una passeggiata: è solo un momento (ma irrinunciabile) di aggregazione tra noi e l'ambiente naturale e culturale circostante che gli fornisce la scenografia e spesso gli scrive la sceneggiatura.
Ecco: una delle cose che più mi mancheranno una volta tornato a casa sarà proprio il "Giro della chiesetta".
| La luna, nel crepuscolo, sul Monte Lungo
R.M.
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| Giuseppe e Francesco al Pederù alla partenza |
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| L'avviso che annuncia la sospensione del servizio Jeep. |
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| Il tronco scolpito che segnala l'inizio della traccia |
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| Sulla traccia che sale su per la pietraia. La freccia indica Francesco che inizia a salire |
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| Giuseppe ridiscende per l'esposta traccia |
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| Francesco e me sopra la Val di Fanes |
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| Io sulla traccia a quota 2000. Sotto di me la carrareccia per il Rifugio Fanes e, più lontano, il Lago Piciodel. |
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| Un bellissimo scorcio del Lago Piciodel |
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| Giuseppe sul lago Piciodel |
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| Io, Giuseppe e Francesco |
| Io e Giuseppe poco dopo la partenza |
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| La Casera Nuova (1924 m.) |
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| Alcuni ospiti della Casera Nuova |
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| Sulla forcella |
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| Stelle alpine ovunque... |
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| La piatta, erbosa sommità del Monte Punta (a destra) |
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| Sotto di me, in lontananza, Villabassa e la Val di Braies |
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| Ometto di sassi sulla cima del Monte Punta. In lontananza la Croda Rossa di Braies |
I Monti della Valle Aurina (innevati, grazie alle temperature polari di ieri e l'altro ieri) e poi la veduta su Villabassa, la Val di Braies, tutti i monti di Braies mentre lontane svettano la Croda dei Toni, le Tre Cime e la Croda Rossa. Bellissimo, indimenticabile! Dopo aver scattato foto a volontà siamo tornati al lago (tempo: 1 ora e 40) scendendo direttamente alla Casera e da qui sulla carrareccia segnata 61 fino a destinazione.


















